Le mura che un tempo circondavano Monterotondo sono ancora parzialmente visibili, così come parte dell’alzata del cassero. Dominano il luogo i resti, restaurati, della Rocca degli Alberti. Il palazzo comunale, con la torre dell’orologio, ha un impianto architettonico di prevalente impronta seicentesca, con alcune tracce residue risalenti al dodicesimo e tredicesimo secolo. Nei pressi, un loggiato ottocentesco in stile neorinascimentale.
In via Roma si trova la casa dove l’8 aprile 1843 nacque lo scrittore Renato Fucini. Nella parte più alta del paese, la cinquecentesca chiesa di San Lorenzo; vi è conservato un dipinto della scuola di Duccio di Boninsegna, che raffigura la Madonna con il Bambino.
Non lontano da Monterotondo, i resti del castello di Cugnano, risalente al 1200.
Dal 2003 è in corso a Cugnano un’indagine promossa dall’Università di Siena per studiare le dinamiche insediative del territorio delle Colline Metallifere, attraverso analisi di superficie, interventi di scavo di insediamenti fortificati e mappature delle aree minerarie. Lo spazio interno alle mura, che ha una superficie di quasi seimila metri quadrati, si distingue tra la fascia più esterna e più bassa del borgo e la zona più alta a carattere signorile.
Fascino de “Le Biancane”

Il percorso naturalistico delle “biancane” racconta lo stretto rapporto tra Monterotondo Marittimo e la produzione di energia geotermica. In uno scenario dantesco, i vapori che provengono dal terreno e il calore hanno modificato la natura e i suoi colori.
Il percorso parte dal Lagone Cerchiaio e segue un sentiero panoramico dal quale si può godere, tempo permettendo, una straordinaria vista sul golfo di Follonica, con l’Isola d’Elba in primo piano e all’orizzonte la Corsica. Riconoscibili, poi, i rilievi dell’Argentario, Punta Ala, il promontorio di Piombino e il golfo di Baratti.
Abitano il luogo specie vegetali “aliene” rispetto alla latitudine e all’altezza di Monterotondo sul livello del mare, circa seicentocinquanta metri, tra cui il brugo (caratteristico delle zone alpine o appenniniche di alta quota) e la sughera, varietà di quercia presente in numerosi esemplari anche se non tollera le emanazioni solforose ed è soggetta a gravi danni, con mortalità elevata per le giovani piante che tentano di svilupparsi vicino alle emanazioni di vapore. In ambedue i casi si tratta di specie acidofile, cioè richiedenti un substrato acido. In questo caso hanno approfittato delle condizioni alterate delle rocce (trasformate in terreno gessoso) per costituire una colonizzazione anomala.

Per quanto riguarda le sughere, l’eccezionalità risiede nel fatto che le piante delle “biancane” detengono probabilmente il record mondiale di sviluppo a questa altezza sul livello del mare e a questa latitudine. Solamente sulla costa africana le sughere si sviluppano anche a mille metri sul livello del mare, mentre nelle località vicine della Toscana queste piante non si sviluppano oltre rilievi che superino i trecento-quattrocento metri sul livello del mare. Sono infatti “termofile” e particolarmente sensibili ai climi rigidi.
La presenza endemica delle piante non trova però facile spiegazione, non essendo in questo caso applicabile né il processo di inseminazione da parte di avifauna né tramite trasporto fluviale. L’unica possibilità di colonizzazione risalirebbe all’ultimo periodo interglaciale (circa centotrentamila anni fa) per analogia con altra flora tipica della vegetazione subtropicale che è presente nel territorio, come l’alloro, l’agrifoglio, il pungitopo, lo spincervino, la fillirea e il tasso. Anche il brugo è un “relitto” glaciale e proprio nella Maremma grossetana e nei Monti Sibillini ha il suo limite di diffusione meridionale.
Nell’Europa dell’ultima glaciazione, uno speciale “microclima”
È molto probabile che l’attuale area di Monterotondo Marittimo sia
stata abitata fin dall’ultima glaciazione, anche se non presentava caratteristiche utili all’accumulo di risorse o alla difesa (come fiumi o caverne) proprio per la specificità del microclima locale (di diversi gradi più alto del territorio circostante) e per le allora abbondanti sorgenti calde, utili non solamente per bagni ristoratori, ma anche contro le malattie della pelle e i parassiti.
Nel cuore dell’ultima glaciazione, alla latitudine e all’altezza della odierna Monterotondo, il terreno avrebbe dovuto risultare libero dalle nevi soltanto per poche settimane l’anno, con temperature sempre molto rigide. E invece si può ragionevolmente supporre che questa parte delle Colline Metallifere costituisse in quel periodo una sorta di “oasi verde” in un deserto di neve, con la presenza di alcuni tipi di vegetazione d’alto fusto e arbustiva, oltre a una compiuta catena alimentare di erbivori, carnivori e onnivori.
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